Chi sono? Bibliotecario e lettore

Lele Lampione che di nome fa …..ele nasce nel settembre 1972. E’ diplomato in conservatorio, laureato in musicologia e oggi tenta di fare (dal 2000) il bibliotecario in una media cittadina lombarda del sistema bibliotecario MILANOEST. Vive in campagna ed è stato (ma lo è ancora) appassionato di storia locale, con diverse pubblicazioni alle spalle (un paio di volumi e una discreta quantità di articoli – che riempiono tre voluminosi raccoglitori – pubblicati su giornali locali). E’ il titolare del blog: Quaderno di un bibliotecario (50.000 pagine sfogliate in un anno) e fondatore di un fiorente forum dedicato ai libri (che raccoglie ultimamente più di 5000 visite al mese). Due le sue passioni: i libri e l’orto. Non è sposato ma fidanzatissimo.

IL CANE DEL SANTO: breve scheda

Genere: Storico – Umoristico

Ai più era apparsa come una nuvola di polvere in quel secco novembre, che pareva estate, di tanti anni fa. Ben presto si accorsero che tre tragedie in una sola volta si erano abbattute sul piccolo borgo di Riozzo alle falde del castello di Melegnano. La chiesa era crollata, le due persone più ammirate del paese risultavano scomparse, e la fonte miracolosa del Riozzello si era prosciugata. I nobili cugini e rivali Paolo e Pietro cominciano una gara a chi per primo risolleverà le sorti dello sfortunato borgo… ma quando una cosa deve andare storta non vi è nulla che la possa raddrizzare. Comincia così una serie di divertenti peripezie che coinvolgerà protagonisti e lettori.

____________________________________

A ieri 6 maggio 2008 sono state scaricate 488 copie e sono giunti 22 commenti dei lettori.

Se volete leggere “Il cane del santo” anche voi, scaricatelo, salvatelo, stampatelo e soprattutto commentatelo: è gratuito.

Cliccate qui: “Il cane del santo” in formato pdf (607 kb)

Se non avete il lettore di file pdf: cliccate qui.

Mi raccomando… commentatelo poi nell’apposita pagina.

4107, 452, 21

Anche oggi diamo i numeri:

4107 sono le pagine di questo blog visitate

454 le copie scaricate

21 le recensioni dei lettori

Grazie a tutti.

A ieri 25 aprile 2008 sono state scaricate 454 copie e sono giunti 21 commenti dei lettori.

Se volete leggere “Il cane del santo” anche voi, scaricatelo, salvatelo, stampatelo e soprattutto commentatelo: è gratuito.

Cliccate qui: “Il cane del santo” in formato pdf (607 kb)

Se non avete il lettore di file pdf: cliccate qui.

Mi raccomando… commentatelo poi nell’apposita pagina.

Il commento della scrittrice Giulia Alberico

E’ stata una lettura godibilissima, la storia ( come osservato da Francesca) rovescia gli stereotipi ‘alti’ e il tutto con effetti di grande humor e leggerezza. Quel che ho apprezzato é la tua scrittura, domini la materia da narrare con uno sguardo ariostesco, ironico, vagamente surreale. Credo la buona scrittura sia questo: narrare cose ( serie e vere) in modo lieve, E’ un dono, tu lo hai. E’ anche frutto di grandi, gradissimi allenamenti alla lettura. Continua!!! Giulia

________________________________________________

A ieri 24 aprile 2008 sono state scaricate 452 copie e sono giunti 20 commenti dei lettori.

Se volete leggere “Il cane del santo” anche voi, scaricatelo, salvatelo, stampatelo e soprattutto commentatelo: è gratuito.

Cliccate qui: “Il cane del santo” in formato pdf (607 kb)

Se non avete il lettore di file pdf: cliccate qui.

Mi raccomando… commentatelo poi nell’apposita pagina.

Hanno abbattuto la casa del Visconte protagonista del libro

Non ci credo!!! Hanno abbattuto la casa del Visconte, la casa del Visconte Paolo uno dei protagonisti de “Il cane del santo”. 500 anni di storia spazzati via in una giornata… era sì malandata ma si doveva salvare… e invece: macerie. Non ho parole. Lascio a voi considerare con un pò di rassegna stampa.

Da Il Cittadino del 8 aprile 2008
Cerro Abbattuto un palazzo d’epoca a Riozzo, ma il presidente della Pro loco territoriale è scettico. Il sindaco Dario Signorini chiarisce: «Non c’erano alternative». Ma andiamo con ordine. Nei giorni scorsi è stato abbattuta una cascina a corte nei pressi del centro sportivo di Riozzo, frazione di Cerro al Lambro, che sarà sostituta da un complesso residenziale. «Non voglio aprire polemiche, anche perchè non conosco a fondo la vicenda – premette Kisito Prinelli, presidente della Pro loco di Cerro -. Ma la decisione di abbattere il palazzo più antico di Riozzo in modo tanto repentino non mi trova d’accordo. Stiamo infatti parlando di una struttura che compariva nelle mappe catastali di Cerro dal lontano 1.500, era stata la residenza estiva dei Visconti, presentava ai soffitti decorazioni risalenti al 1.700 simili a quelle della tanto celebrata Rocca Brivio di San Giuliano. Ma non sarebbe stato proprio possibile – si chiede quindi Prinelli, restauratore di antichità apprezzato nell’intero Sudmilano – recuperarla in qualche modo senza abbatterla completamente?». Dopodiché, il presidente della Pro loco amplia il suo ragionamento: «Perché – sono le sue parole – il rischio è quello di trasformare Riozzo in un quartiere esclusivamente residenziale, senza alcun monumento che ne ricordi in qualche modo il passato». Sulla vicenda prende posizione Dario Signorini, primo cittadino di Cerro al Lambro: «Certo, si trattava di un palazzo di pregio – spiega il sindaco -, ma è pur vero che i soffitti erano ormai marci ed inutilizzabili, come ho avuto modo di constatare io stesso durante un sopralluogo all’interno della struttura, che peraltro già da tempo si trovava in condizioni igieniche pressoché deficitarie. Basti pensare che l’ultima residente era stata costretta a lasciare il palazzo dopo essere stata morsicata da alcuni topi. Insomma – ribadisce il sindaco -, ritengo che all’abbattimento non ci fossero alternative credibili». Ma il primo cittadino di Cerro coglie anche l’occasione per tratteggiare il futuro della zona: «Il palazzo abbattuto sarà sostituito con un complesso residenziale – conferma Signorini -, che comunque manterrà le strutture di pregio della vecchia cascina a corte, a cui non a caso si rifarà nella forma. I costruttori, poi, dovranno riportare in luce la scala interna e la torretta, che erano gli elementi di maggior pregio del palazzo. Il complesso residenziale sarà infine denominato “Torretta”, come gli abitanti di Riozzo erano soliti chiamare la cascina a corte».Stefano Cornalba

Dal Il Cittadino del 9 aprile 2008

Ho appreso pochi giorni fa della demolizione di un antico palazzo risalente al 1500 in quel di Riozzo, una della ultime testimonianze architettoniche della piccola frazione di Cerro, che è stata abbattuta per lasciar posto alle solite anonime palazzine che ormai da anni stanno infestando tutto il Sud Milano e il Lodigiano.Leggo con piacere in un articolo del Cittadino di martedì 8 aprile, che questo misfatto non è passato inosservato tanto che anche il presidente della locale Pro Loco ha espresso tutto il suo malessere per questa scelta dell’amministrazione cerrese, per fortuna c’è ancora qualcuno che si indigna per questa politica urbanistica che in pochi anni renderà le periferie delle nostre città uguali in ogni parte d’Europa, perché private delle testimonianze e degli stilemi architettonici propri di ogni territorio.Scorrendo poi l’articolo ci si imbatte nelle motivazioni per cui il Sindaco Signorini avrebbe avallato la scelta della demolizione dell’edificio, in particolare per la precarie condizioni dei soffitti e per la presenza di ratti; giustificazioni palesemente insufficienti visto che alla precarietà dei soffitti si può far fronte con interventi di risanamento conservativo che vengono utilizzati di norma per il recupero di edifici antichi, mentre per la questione dei ratti basterebbe una semplice derattizzazione.Ovviamente in questi casi ci si imbatte in scelte politiche, in questo caso la scelta di Signorini è stata quella di sacrificare la storia del proprio paese per il profitto di qualche imprenditore che pensa esclusivamente al proprio tornaconto economico e non al bene della comunità.Deduco quindi che nel comune di Cerro al Lambro la politica urbanistica di speculazione edilizia che aveva caratterizzato la passata legislatura (vedi maxi lottizzazione presso il cavo Marocco) continua, stavolta però ai danni della storia dell’intera comunità.Denis Zanaboni

da Il cittadino del 10 aprile

Palazzo abbattuto a Riozzo, è polemica in maggioranza

Cerro Si infiamma la polemica sul palazzo d’epoca abbattuto a Riozzo. In dissenso con la decisione di demolirlo, in queste ore Gabriele Prinelli, ex segretario della Margherita e oggi aderente al Partito democratico locale, si è dimesso dalla commissione biblioteca, di cui ricopriva il ruolo di presidente. «A seguito dell’abbattimento del palazzo Visconti a Riozzo – si legge infatti in una nota di Prinelli -, rassegno irrevocabilmente le dimissioni dalla commissione biblioteca, in quanto in totale disaccordo con la scelta dell’amministrazione comunale. Penso che radere al suolo uno dei pochi monumenti storici della comunità – continua la nota – sia un segno di scarso attaccamento alla storia del nostro territorio e per me, che per tanti anni ho studiato la storia locale, un’immensa delusione. Non si sarebbe potuto recuperarlo? Non ci credo. E in ogni caso – incalza amareggiato – piangiamo ormai su rovine fumanti che nessuno ci restituirà. Con oggi – ribadisce in conclusione Prinelli – sospendo in maniera definitiva anche la collaborazione con l’assessorato alla cultura del nostro comune». Un vero e proprio atto d’accusa contro la giunta di Cerro, soprattutto perché arriva da un aderente al Pd, partito a cui appartiene anche il sindaco Dario Signorini. Prinelli non lo dice, ma l’impressione è che la maggioranza di centrosinistra sia in fibrillazione. D’altra parte, anche il responsabile lodigiano dei Verdi Luigi Visigalli è sul piede di guerra: «Devo verificare bene la questione – sono le sue parole -, ma certo la demolizione del palazzo mi sembra perlomeno affrettata». La vicenda risale ai giorni scorsi, quando è stato abbattuta una cascina a corte nei pressi del centro sportivo di Riozzo, frazione di Cerro al Lambro, che sarà sostituta da un complesso residenziale. «La decisione di abbattere il palazzo più antico di Riozzo in modo tanto repentino non mi trova d’accordo – ha attaccato però Kisito Prinelli, presidente della Pro loco locale -. Stiamo infatti parlando di una struttura che compariva nelle mappe catastali di Cerro dal lontano 1500, era stata la residenza estiva dei Visconti e presentava ai soffitti decorazioni risalenti al 1700 simili a quelle della tanto celebrata Rocca Brivio di San Giuliano». Puntuale era giunta la replica di Signorini: «Si trattava di una struttura fatiscente, per cui non c’erano alternative all’abbattimento – ha affermato il sindaco -. Il complesso residenziale che lo sostituirà, comunque, manterrà le strutture di pregio della vecchia cascina a corte». Stefano Cornalba

Il Cane del santo di Lele Lampione: scaricalo, stampalo, leggilo, commentalo. E’ GRATUITO

________________________________________________

A ieri 13 aprile 2008 sono state scaricate 376 copie e sono giunti 17 commenti dei lettori.

Se volete leggere “Il cane del santo” anche voi, scaricatelo, salvatelo, stampatelo e soprattutto commentatelo: è gratuito.

Cliccate qui: “Il cane del santo” in formato pdf (607 kb)

Se non avete il lettore di file pdf: cliccate qui.

Mi raccomando… commentatelo poi nell’apposita pagina.

Ex libro da “Il Cane del santo”

L’incarico di scoprire dove fosse finita la risorgiva fu affidato a Mohamed Abdul Aziz un turco che viveva a Basilica Petri, un rabdomante di fama riconosciuta e che tutti credevano avesse potere divinatori.
‹‹Rabdo che?›› chiesero i più, a cui la parola riusciva di difficile articolazione.
Aziz giunse in paese tre giorni dopo l’annuncio, vestito di una lunga tunica bianca (infelice scelta per il lavoro che si apprestava a fare) e con in testa un turbante alto tre palmi.
Il popolo, accorso per l’evento, stupito per il candido abito e turbato per il turbante, rimase di sale quando il turco cominciò a cercare la sorgente, facendosi guidare da uno striminzito ramo biforcuto di salice che teneva stretto tra le mani.
Chiuse gli occhi, recitò qualche oscura formula magico-religiosa, e d’improvviso il rametto cominciò a vibrare, come se fosse dotato di vita propria. Aziz, sempre tenendo gli occhi chiusi, si fece guidare da quel misterioso oggetto che teneva tra le mani, ma dopo pochi passi inciampò in un sasso malefico e andò disteso come una pelle di pecora. Tra il pubblico, che fino a quel momento era rimasto in religioso e concentrato silenzio, si levò qualche risolino, ma Aziz, che era astuto come una volpe, si rialzò d’improvviso e gridò:
‹‹Ecco, è qui!!!››.