Stefanino sputò sulle mani, le fregò, imbracciò la scure e la alzò sopra la sua testa. Per farsi coraggio chiuse gli occhi e sferrò, contro il tronco dell’albero, un colpo poderoso degno di Ercole.
‹‹Ahia, ahia, ahia… che male… ma porc…››
Il Cinghialetto, che vibrava tutto per il colpo dato, pensò fosse l’albero che si lamentava e si voltò terrorizzato a guardare i suoi compagni. Alle sue spalle, il Gerardo detto Salciccia saltava come se fosse posseduto da uno spirito diabolico, tenendosi tra le mani un piede che si gonfiava a vista d’occhio.



francesca ha detto,
febbraio 6, 2008 a 8:32 am
Lele, hai trovato dei nomi che già in sè sono descrizioni dei personaggi, anche minori, bella questa cosa. Parole che portano in sè l’immagine di una persona; potente!