L’incarico di scoprire dove fosse finita la risorgiva fu affidato a Mohamed Abdul Aziz un turco che viveva a Basilica Petri, un rabdomante di fama riconosciuta e che tutti credevano avesse potere divinatori.
‹‹Rabdo che?›› chiesero i più, a cui la parola riusciva di difficile articolazione.
Aziz giunse in paese tre giorni dopo l’annuncio, vestito di una lunga tunica bianca (infelice scelta per il lavoro che si apprestava a fare) e con in testa un turbante alto tre palmi.
Il popolo, accorso per l’evento, stupito per il candido abito e turbato per il turbante, rimase di sale quando il turco cominciò a cercare la sorgente, facendosi guidare da uno striminzito ramo biforcuto di salice che teneva stretto tra le mani.
Chiuse gli occhi, recitò qualche oscura formula magico-religiosa, e d’improvviso il rametto cominciò a vibrare, come se fosse dotato di vita propria. Aziz, sempre tenendo gli occhi chiusi, si fece guidare da quel misterioso oggetto che teneva tra le mani, ma dopo pochi passi inciampò in un sasso malefico e andò disteso come una pelle di pecora. Tra il pubblico, che fino a quel momento era rimasto in religioso e concentrato silenzio, si levò qualche risolino, ma Aziz, che era astuto come una volpe, si rialzò d’improvviso e gridò:
‹‹Ecco, è qui!!!››.



francesca ha detto,
febbraio 1, 2008 a 8:54 am
Lele, che bello!!! Mi sembrava di essere anch’io una spettatrice dello spettacolo offerto dal rabdomante!!!!!
“turbato per il turbante”, ti lasci affascinare dalle allitterazioni, eh?